The wood mirror lo specchio della forza

Lo specchio di Jane era verticale, a lei piaceva guardarsi per intero. Vedere il suo corpo sotto tutte le sue curve, vedersi completamente nuda seppur vestita, la sua anima che indossava ogni giorno abiti diversi in base al suo umore, combinare colori, abbinare accessori ed osservarsi appena uscita dalla doccia mentre sfiorava il suo corpo con oli e creme profumate come era solita fare. Quel suo specchio verticale mostrava le sue mani scivolare ed ogni volta immaginava fossero quelle di lui, massaggiarla dalle caviglie, lungo le gambe, fin su, sui suoi fianchi, passando dai suoi glutei delineati, accarezzando in fine il suo collo e la rotondità del suo seno. Lo specchio di Jane era finemente seducente esattamente come lo era lei. Adornato da una cornice d’oro come la definiva lei “di classe, ma non kitsch”, semplice, ma curata nei dettagli, era una delle cose che aveva scelto con più cura per arredare la sua piccola casa. Desiderava che la rappresentasse, che mostrasse il suo “Io” interiore. Doveva restarne semplicemente affascinata e trovare il piacere di ritrovarsi nell’eleganza di quel suo pezzo di vetro per ogni volta che sentiva il bisogno di mostrarsi in verticale, sotto ogni forma a se stessa.

Ma come spesso accade gli opposti si attraggono e tra mille Jane aveva scelto lui, Adam. Adam che per l’ennesima volta quella sera l’aveva ascoltata parlare, Adam che per l’ennesima volta quella sera le aveva chiesto di parlare, lei che di parlare di problemi ne era stufa, lei che continuava a chiedergli la stessa cosa che desiderava lui, soltanto leggerezza. Lei che aveva bisogno di ridere, si ritrovava sotto il suo sguardo severo e questo di certo non l’aiutava a farla stare meglio, ma piuttosto la faceva sentire piccola e così non riusciva a parlare. Era come bloccata, se si fosse guardata adesso nel suo specchio verticale si sarebbe vista fragile e con lo sguardo rivolto verso il basso, ma tutto questo non riuscire ad esprimersi, non riuscire a parlargli per come desiderava fare da tempo doveva finire, doveva solo trovare il coraggio di far uscire da quello specchio la sua parte più nascosta, mostrandogli ciò che provava da tempo, da quando l’aveva scelto fra tanti, da quando l’aveva incontrato o forse ancor prima di conoscerlo, dentro di sé era come se lo aspettasse da sempre, se avesse preservato la sua anima intatta soltanto per lui. «Jane, avanti parla. Sono qui per l’ennesima volta intento ad ascoltarti, ma tu resti muta. Forza, dimmi tutto» le disse mentre giocherellava con la buccia di un’arancia. Lei conosceva bene i suoi gesti e quello era il segno evidente che si stava innervosendo, ciò non l’aiutava di certo a parlare, ma a quel suo “dimmi tutto” lei non capì più niente e da piccola che era si sentì grande quasi come un gigante. «TUTTO dici Adam? TUTTO??? Cosa devo dirti oltre ciò che ti dimostro da più di un anno, oltre ciò che provo di farti capire da più di un anno?!?» gli occhi scuri, profondi, sicuri di Adam si erano fatti più compassionevoli, neanche lui immaginava che lei potesse tirar fuori tutta quella grinta. Lei sapeva di averla, e di averla tenuta segreta ormai per troppo tempo, aveva cominciato e non intendeva di certo fermarsi, anche se ciò avesse voluto dire piangere, anche se ciò avesse voluto dire mostrarsi completamente nuda, nuda come mai l’aveva vista prima, come solo il suo specchio verticale poteva vederla. «Dirti TUTTO… tu per me sei il TUTTO. Non l’avevo previsto, non l’avevo neanche immaginato, ma ti ho sempre detto che sentivo si sarebbe creato un legame particolare, di quelli che pochi, se non pochissimi avrebbero trovato nella vita, ed è capitato e non posso farci niente, non possiamo farci niente. So soltanto che quello che sento va ben oltre ogni forza naturale, che ho provato a reprimerlo, a sopprimerlo, a far finta che non ci fosse, provando anche ad aprirmi a nuove conoscenze, ma è risultato tutto inutile. Comunque, tu qui dentro resti» disse indicando il suo cuore «Così come nella mia mente, così come ti sento nel mio basso ventre. Come non ho mai sentito il desiderio per nessun altro. Non so quello che farei per te, anzi, so perfettamente quello che farei per te, non so ciò che non farei, perché probabilmente non esiste niente che non farei pur di vederti felice, volesse anche dire annientarmi, ed alla fine è ciò che sto facendo. Non volevo dirtelo, ma dirti TUTTO vuol dire dirti anche questo. Avevo smesso di dormire perché per ogni volta che chiudevo gli occhi io ti vedevo, così ho cominciato ad assumere medicinali che calmassero la mia mente, i miei pensieri, il mio desiderio di te. Così da non cercarti, da non ossessionarti, da lasciarti vivere. Se prima non dormivo, adesso arrivo a farlo per fin troppe ore, ma va bene così se ciò vuol dire permetterti di vivere. Quel letto comunque continua ad aspettare soltanto te, per quando ti deciderai di farmi addormentare sul tuo petto carezzandomi i capelli con la tua mano. Le cene, i pranzi, continueranno ad essere riservati solo per te, per ogni volta che vorrai e questa casa continuerà a vederti come unico protagonista maschile del mio film.» Ecco, adesso Jane aveva tirato fuori TUTTO. Non voleva che lui si sentisse in colpa, desiderava soltanto che lui fosse al corrente di quel “TUTTO” che tanto aveva voluto sentirsi dire. Desiderava soltanto che lui si vivesse quanti più istanti possibili insieme a lei, TUTTO il tempo che gli era concesso. Desiderava soltanto dedicarsi a lui. Quanti uomini l’avrebbero voluto, in quanti gliel’avevano chiesto, ma lei voleva soltanto essere sua, chiunque ne sarebbe stato felice e pieno di sé. A lei non sarebbe passata mai, questo le era chiaro, tanto valeva ammetterlo e smetterla di far finta che non fosse così, aveva trovato la ruvida differenza che tanto aveva cercato, quella ruvida differenza che mascherava la più intima e spaventata dolcezza, esattamente come era lo specchio di Adam. Lo specchio di Adam che quella sera come tutte le altre lo stava aspettando.

Lui che non si soffermava a guardarsi troppo o che comunque lo faceva con distrazione, soffermandosi solo sull’esterno, quella sera,lunaticreator woodmirror il suo specchio dalla cornice rustica, dura, di legno rude, come all’apparenza lo era lui lo stava guardando con il riflesso dei suoi stessi occhi. Occhi neri, dal taglio grande, quasi provati, gli mostravano il suo animo e per non guardarsi troppo nel più profondo sciacquò il suo volto e restò per un attimo immobile con le mani poggiate ai bordi del lavandino a fissare il bianco della ceramica, nel timore di rialzare lo sguardo e vedere la parte più segreta di sé, quella parte che era stata delicatamente scossa dalle parole di Jane. Ma per quanto non volesse, fu inevitabile tornare a fissarsi, tornare a sfidarsi. Fu inevitabile riconoscere che quella donna gli aveva guardato l’anima, che quella donna lo aveva reso come un albero privo di foglie, che aveva visto oltre l’apparenza. A lei non interessava il suo lato estetico non propriamente perfetto, per lei era la sua anima ciò che contava di più e lo vedeva dentro come la fiamma ardente di una candela che voleva tenere tra le mani, e non le importava di bruciarsi, per lei era come la Bestia della favola Disney ruvido, scheggiante fuori, ma tenero ed estremamente buono dentro, occorreva soltanto che qualcuno gli permettesse di fidarsi e si sarebbe lasciato andare. Lei, non chiedeva altro. Guardandosi al suo specchio di legno capì che forse aveva trovato la Belle della situazione, disposta a migliorare le sue giornate, disposta a renderle ancora migliori di ciò che erano state. Ma perché? Perché proprio lui? Lui questo non sapeva spiegarselo, ma dentro lo faceva stare bene. Per quanto dicesse, per quanto graffiasse con le sue parole quasi scocciate, per quanto la facesse morire con i suoi silenzi, per quanto le desse freddezza ed indifferenza, lei dimostrava il coraggio di essere sempre lì, sempre in piedi, tra una lacrima di non poterlo avere ed un sorriso di poterlo avere, lei non aveva mai smesso di cedere e per quanto lui dicesse in realtà non avrebbe mai voluto che lei si stancasse di lottare per lui. Si guardò un’ultima volta prima di andare a dormire, sorridendo perché la sua Belle aveva toccato le corde nascoste della sua anima. E se lei dormiva cullata dalla sua t-shirt, lui era come se la racchiudesse fra le sue mani. Quel senso di responsabilità, di averne cura non poteva, non riusciva o forse aveva paura a manifestarlo, ma dentro di lui sapeva che c’era. Le aveva  detto che forse non si sarebbero mai più rivisti, ma sapeva benissimo che non era ciò che voleva veramente, così come non l’avrebbe mai voluto Jane, che quella notte il suo specchio le mostrava la sua anima più leggera, ma ferita dal terrore delle parole di Adam che non si sarebbero rivisti mai più, sapeva che avrebbe pianto e fu proprio così che si addormentò, sul suo cuscino bagnato dalle sue lacrime. Il coraggio di parlare le aveva regalato la paura di perderlo.

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