The mirror simple lo specchio della speranza

«Allora? Hai deciso di rimanere chiusa nella tana per sempre? Sono giorni che non esci… sei rientrata dalle feste natalizie ed ancora non ci siamo viste… Cosa ne dici di pranzare insieme domani? Ricordati che la speranza è l’ultima a morire!» così recitava il messaggio di Natalie indirizzato su WhatsApp a Jane, con quell’affermazione che non si stancava mai di ripeterle e che la rappresentava in pieno. Come sempre riuscì a farla sorridere. La loro era un’amicizia nata per caso, da un “piacere mi chiamo”, da una stretta di mano che non si era mai più staccata, di quelle che non hanno una storia di fondo, un vero motivo, ma che il motivo lo trovano con il passare del tempo, in questo il tempo non era stato affatto vile con Jane.

Natalie era una mamma, di quelle che affrontano la vita sempre con ottimismo qualunque cosa accada, perché vivono per vedere ogni giorno il sorriso nel volto dei propri figli. Aveva superato i trent’anni e anche lei era stata colpita non poco dalla crisi che invadeva il paese da un po’ di tempo a questa parte. Le avevano ridotto le ore di lavoro, comportando così una diminuzione del suo stipendio e suo marito non riusciva a trovare un lavoro stabile o comunque un lavoro che gli permettesse di contribuire in modo significativo al mantenimento della sua piccola e comune famiglia e questo faceva sentire Jim un uomo inutile ed affogava i suoi dispiaceri nel cibo mangiando in continuazione schifezze. La vita quindi non era di certo facile neanche per Natalie, ma doveva mettercela tutta, lei voleva essere la speranza di suo marito e di esempio per sua figlia, la piccola Emily. Emily adorava guardare sua mamma specchiarsi ed ogni mattina prima di uscire di casa lo facevano insieme, era il momento della giornata che le piaceva di più, il momento in cui le piaceva imitarla, in cui era come lei nel loro specchio semplice, era semplicemente il loro momento. Emily saliva sulla sedia di paglia posta proprio all’entrata e si guardava sorridente allo specchio mentre entrambe sistemavano i rispettivi cappellini, dopo la solita passata di spazzola tra i capelli. Com’era lo specchio di Natalie? Semplice. L’aveva comprato all’IKEA era la donna dell’essenziale. Non aspirava ad avere chissà quali cose dalla vita, ambiva soltanto alla protezione di una famiglia sempre unita e viveva sperando che le cose prima o poi sarebbero migliorate. Perché i sogni non devono essere per forza eclatanti, ma anche solo quotidiani.

lunaticreator simpleNatalie aveva scelto uno specchio da posizionare all’ingresso di quelli adatti ad una casa di periferia, era semplice, ma fondamentale. Era incorporato infatti ad una sorta di mobile sospeso. Composto da tre cassettini in legno ed ancora più giù quattro ganci per più usi appendi abiti, ombrelli, borse, aveva anche un ripiano che aveva adornato con un vaso di candidi gelsomini ed un porta penne in vetro, ogni tanto Jim lasciava sopra i suoi oggetti come le chiavi o gli occhiali da sole e la piccola Emily i suoi libri di storie per bambini che si divertiva a leggere con il nonno quando l’andava a prendere all’uscita di scuola. A Natalie piacque subito, col suo specchio ebbe come un colpo di fulmine, tanto è vero che non terminò neanche il giro del reparto, ma si diresse direttamente alla cassa. Questa volta diversamente dalle tre volte precedenti per la nuova casa voleva qualcosa che la facesse sentire fiera del suo operato e cosa c’era di migliore se non uno specchio per farla sentire ogni giorno entusiasta di sé, ogni giorno fiduciosa che sarebbe stato un giorno migliore ed il punto più indicato dove posizionarlo era sicuramente vicino la porta di casa, su questo non aveva dubbi. Si sarebbe specchiata ogni mattina con sua figlia ed ogni mattina avrebbe visto tutti i buoni propositi dettati dal suo cuore per affrontare una nuova giornata, avrebbe visto il suo motivo di vita, sua figlia. E così, con quel gesto Natalie cominciava la sua realtà, a partire dalle otto.

«Ahahah… come sempre mi hai fatta sorridere. Sai perfettamente che io nella mia “tana” ci sto benissimo è proprio per paura di perderla che non esco spesso… ahahah… ma per te farò un’eccezione. Vada per domani a pranzo. Ad una condizione…che sia il solito cinese!»

«E che cinese sia! Anche perché è il nostro personale ritrovo confidenziale… mmmh… non vedo l’ora di mangiare quei buonissimi spaghetti di riso. A domani per le 13:00. Puntuale!!!»

La puntualità non era di certo tra le qualità migliori di Jane, e questo Natalie lo sapeva benissimo, ma in sua difesa lei sosteneva la teoria di Oscar Wilde

La puntualità è la ladra del tempo

del resto era anche il suo scrittore preferito. Dopo questo breve botta e risposta Jane si affacciò alla finestra e si mise ad ammirare il verde sgargiante dei giardini che circondavano il suo palazzo. Lo faceva ogni volta che voleva ricordarsi il mare della sua città, oltre quei pochissimi, ma veri affetti che aveva lasciato era la cosa che più le mancava, ma quelle distese di verde la facevano sentire libera proprio come quando guardava il mare. Ed inspirando a pieni polmoni l’aria fresca di quel caldo pomeriggio invernale si sentì a casa. Adesso era quella casa sua e rivedere Natalie non le avrebbe fatto altro che bene, come sempre si sarebbero scambiate speranza e coraggio.

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