The mirror insecure lo specchio della sensibilità

L’aveva riconosciuta… nonostante fossero passati ormai troppi mesi, lui l’aveva lo stesso riconosciuta. Appoggiata al vetro di quel pullman azzurro che passava nel traffico, con i suoi capelli mossi dalle sfumature calde come il colore del miele e quegli occhi che avrebbe voluto incrociare da tempo, quegli occhi che non era riuscito ad osservare, perché erano tristi, quasi spenti, come soli con se stessi. Non poteva fermarla, non poteva guardarla, ma anche distrattamente, anche per pochissimo, anche solo attraverso un vetro, lui aveva percepito che qualcosa per Jane non andava così bene come invece cercava di far credere al resto del mondo. Era evidentemente triste e questo Robin non poteva sopportarlo. Nonostante Electra continuasse a tirar la manica della sua giacca per chiamarlo, lui aveva in testa la figura di quella che era stata la sua donna per molti anni, quella donna che gli aveva dato tanto, che lo aveva fatto ricredere in se stesso, quella stessa donna che lui aveva abbandonato proprio quando Jane di lui ne aveva più bisogno, solo per seguirne un’altra, un’altra della quale non era mai stato neanche troppo convinto, un’altra, che non era come lei. Ormai non era più sua, ormai non gli apparteneva più, ma qualcosa dentro lo tormentava lo stesso. Anche se tutto era finito da tempo, per lui esisteva sempre quel senso di “debito” nei suoi confronti. Quel non averle dato ciò che meritava, quel aver preso senza aver dato, mentre adesso stava dando ad un’altra. Una casa, una vacanza, una gita fuori porta, un’uscita al cinema, un giro in macchina, ma anche soltanto un po’ di protezione, tutta quella che Jane non si era mai riservata di non trasmettergli, tutta quella che Robin non aveva saputo darle. Questo senso di colpa non lo faceva dormire la notte, l’ossessionava di giorno, quel tanto che bastava per non farlo vivere in pace con se stesso, in pace con il mondo.

Robin era sempre stato così, semplice, come la cornice del suo specchio, senza rifiniture, ma sottile come era la sua sensibilità nascosta, nascosta, ma che si rendeva benissimo conto che esistesse. Sensibilità che aveva paura di mostrare per soffrire, ma quanto avrebbe voluto gridarla al mondo, quanto avrebbe voluto piangere, lui che aveva sempre ammesso che era quasi impossibile riuscire a fargli versare una lacrima, eppure Jane ci riusciva ancora. Dentro di lui il suo cuore versava lacrime, ma non aveva nessuno a cui dirlo, dopo suo padre aveva perso anche lei ed ora non c’era più nessuno di cui si fidasse realmente, nessuno che vedeva più forte di lui, nessuno con una sensibilità come, se non più grande della sua, nessuno disposto ad ascoltarlo ancora.

lunaticreator mirror insicureRobin si osservava ogni mattina prima di uscire di casa, prima di andare a lavoro, davanti a quel suo specchio all’entrata, dalla cornice sottile, ma enorme, che lo mostrava a metà busto. I suoi muscoli erano ciò di cui andava più fiero, le sue gambe invece, erano forse l’unica cosa che avrebbe cambiato del suo corpo, troppo magre, troppo esili, era come se gli mostrassero le sue debolezze, era molto meglio guardare la sua tartaruga che si intravedeva anche da sotto la sua camicia di cotone bianca. Enorme, proprio come voleva essere in realtà. Quello specchio mostrava a Robin una realtà di se stesso che in realtà non c’era. Lui non si guardava dentro, non possedeva il coraggio di Jane, né la forza di Adam di mostrarsi per come si è, almeno a se stessi. Robin aveva troppa paura di osservarsi nell’anima, preferiva non guardare. Si limitava soltanto a vedersi in ordine almeno da fuori, così che potesse mascherare tutte le sue insicurezze, che non fossero rese visibili ad occhio nudo al resto del mondo. Il suo specchio era come lui insicuro e gli mostrava solo quello che voleva vedere, era come un guardarsi da dietro e mai davanti, avrebbe visto il suo peggior nemico, che altri non era che se stesso. Avrebbe voluto rivoluzionare tutto, ricambiare tutto, tornare anche indietro, ma a che scopo, era meglio proseguire per inerzia, era meglio accontentarsi di quello che aveva, anche se non era quello che voleva. Robin si era perso in se stesso e si era perso da troppo tempo. Solo una persona poteva ritrovarlo, poteva farlo tornare in se, ed era lei che lui non desiderava altro di rivedere. Se si fosse guardato negli occhi attraverso il suo specchio sarebbe stato quello ciò che avrebbe visto e se la sua insicurezza lo faceva naufragare, rendersene conto definitivamente l’avrebbe fatto affogare, proprio come il sogno che a lui era più ricorrente, travolto dalle onde, onde che altro non erano che se stesso. Quindi era meglio limitarsi a specchiarsi, senza guardarsi, prendere le chiavi ed uscire di casa per affrontare la routine di tutti i giorni, in un lavoro che odiava, in una donna che non era certo di amare, in una vita che non gli apparteneva. Ma mentre afferrò quel mazzo di chiavi, uno sguardo al suo specchio insicuro lo diede e lì rivide lei, seduta su quel pullman, chissà a cosa pensava… scosse la testa e ripeté a se stesso che aveva ragione, infondo era meglio non guardarsi, ma limitarsi a sistemare la cravatta, la giacca ed uscire di casa.

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