The mirror fogged lo specchio del rispetto

Jane continuava a sentirsi stanca, sarà stata colpa dei farmaci, i quali poi, sembrava avessero anche smesso di farle effetto, continuava a non dormire. Sarebbe dovuta uscire per fare la spesa in quanto il frigo e la credenza erano praticamente vuoti, ma non ne aveva voglia, e poi a che scopo, se stava mangiando sempre meno. Aveva ridotto i suoi tre pasti ad uno, trangugiando solo cibi in scatola, cracker e biscotti, forse quest’ultimi erano la cosa che più le andava di ingerire, era la dolcezza che le mancava, tutta la dolcezza che desiderava ricevere soltanto da Adam. Avrebbe voluto poggiarsi sul suo petto. Con la testa inclinata sopra la sua spalla lei si sarebbe sentita molto meglio, più leggera. Avrebbe cercato la sua mano come adorava fare e senza incertezze lui avrebbe accolto il suo viso per intrecciare poi le dita fra i suoi capelli. Questa era la cosa che più desiderava al mondo, ma lui ancora non si era fatto sentire, aveva bisogno di tempo, ma per Jane il tempo era veramente diventato denaro. Lei ne era quasi ossessionata da quello scorrere delle lancette, avrebbe voluto riportarle sempre il più indietro possibile e se avesse avuto una clessidra ne avrebbe raccolto ogni singolo granello di sabbia e l’avrebbe conservato fra le sue mani per bloccarne lo scivolare lento e straziante. L’immaginario di quell’odiato tin-tin di un granello sopra l’altro che si scontrava sul vetro della sua ipotetica clessidra era diventato l’unico suono che le martellava in testa, l’unico suono che non poteva controllare, l’unico suono che era impossibile bloccare. Aveva bisogno di riprendersi, ne aveva bisogno sul serio, ma mentre Adam faceva presto a non avvicinarsi, quel lavoro che cercava tardava ad arrivare, non desiderava altro se non restare ancora lì, vivendo nella speranza di poterlo di rivedere. Quel telefono continuava a squillare ormai ad ogni ora, ma non era mai chi lei desiderava che fosse. I soliti spasimanti che lei manteneva a bada, voleva essere sua, sua e sua soltanto, e lo desiderava da sempre, possibile che a lui questo non fosse ancora chiaro? Cosa poteva fare oltre a quello che aveva fatto? Cosa poteva dire oltre ciò che aveva detto? Niente, se non aspettare e mentre aspettava, mentre si domandava con la testa china e le mani poggiate ai lati della dorata cornice del suo specchio, con gli occhi fissi sul pavimento sognava il suo volto, adesso anche ad occhi aperti. Probabilmente parlare con qualcuno, mettersi a confronto con un’altra persona le avrebbe fatto bene, ma l’unica voce che desiderava sentire oltre la sua era quella di Jacob. Già, Jacob, suo migliore amico da sempre. Ma dove fosse finito neanche lo sapeva, completamente sparito dalla circolazione. Le aveva detto: «Di qualunque cosa tu abbia bisogno ricordati che potrai sempre contare su di me» ma adesso che ne aveva lui dov’era? Perché non rispondeva ai suoi mille messaggi, alle sue mille telefonate, perché era diventato come assente? Jane cominciava ad essere preoccupata e sospirava seduta sul suo letto con il cellulare tra le mani. Sapeva che qualcosa non andava, avrebbe voluto stargli vicino come aveva sempre fatto, l’uno la spalla dell’altra, ma come poteva farlo se lui non glielo permetteva. Jane sapeva che se Jacob si era reso assente era perché realmente assente lo era.

lunaticreator foggedLo specchio di Jacob era appannato. Sarà stato per il vapore dell’acqua che era fuoriuscito dalla doccia, ma ogni volta che ci si soffermava a guardarcisi doveva compiere sempre il solito gesto, doveva passarne sopra la manica dell’accappatoio per riuscire a vedersi meglio, anche se poi non cambiava molto, lui non riusciva a vedersi bene lo stesso. Diversi anni fa riusciva a specchiarcisi chiaramente compiacendosi di vedersi con una luce propria. Gli anni in cui di cazzate ne aveva fatte, gli anni in cui seguiva le mode, si manteneva in forma, gli anni in cui passando fra le strade tutti lo riconoscevano, gli anni in cui il suo letto di donne ne aveva viste passare, gli anni in cui sembrava quasi essere stato bello e trionfante come Superman, ma erano anni che il suo specchio a poco a poco aveva cominciato a rendere sempre meno nitidi, e quella luminosità era diventata cangiante, sempre più affievolita, finché il suo specchio divenne ogni giorno sempre più appannato. Non avrebbe soltanto voluto spannarlo, probabilmente avrebbe voluto romperlo in mille pezzi con un pugno, perché in quello specchio si sentiva soffocare. Era diventato l’opposto di ciò che era, ma era realmente ciò che voleva? Stava veramente bene con se stesso? L’aver messo “la testa apposto” lo faceva realmente stare bene? In realtà no. E’ vero prima non era nient’altro che un casinista, un uomo privo di sentimenti, noncurante neanche di quelli altrui, quante donne aveva fatto piangere, eppure non gliene era mai importato un granché, non si era mai sentito profondamente in colpa. Adesso che i suoi muscoli erano ceduti, che indossava la divisa di un operaio con turno di notte, adesso che non si vedeva più chiaro come una volta, adesso che era passato ad essere una sorta di Homer Simpson, che aveva smesso di essere un latin lover, adesso che era “cresciuto”, che la vita l’aveva portato a maturare, adesso si rendeva conto che nonostante fossero passati anni forse quella paura di ritornare ad essere quello che era, altro non era che un profondo desiderio e non un timore costante. Sarà stato anche uno stronzo di primordine, probabilmente il migliore della categoria, ma a lui mancava esserlo e voleva tornare ad esserlo. Solo le comuni responsabilità che la vita ci impone pur senza volere erano ciò che lo trattenevano dal farlo. Non aveva nessuno a cui pensare. I suoi genitori erano divorziati da tempo, ma fondamentalmente avevano la loro vita, e nonostante lui questa situazione non l’avesse mai accettata e ne avesse sofferto in silenzio per anni, da quando suo padre decise di andarsene sparendo dall’oggi al domani, ormai ne aveva preso atto, ci conviveva. E forse era anche stato questo uno dei motivi che l’aveva condotto ad essere pieno di sé, ad irrigidire il cuore per non soffrire. Aveva dovuto farsi da padre, bensì che un padre l’avesse, ma che non ci fosse e forse era anche per questo che aveva percorso la cattiva strada restandone affascinato, soldi facili e donne facili. Aveva dovuto consigliarsi, confidarsi, gestirsi da solo a partire dall’età di tredici anni. I suoi problemi li conosceva soltanto lui e da solo doveva risolverseli era così che funzionava da sempre. Non poteva vertere su sua madre, già un uomo l’aveva lasciata sola, già un uomo l’aveva fatta piangere a lungo e quell’uomo era stato suo padre. Fu costretto a crescere prima del tempo seguendo anche le orme di compagnie sbagliate, ma ormai il tempo gli stava regalando quasi trent’anni ed aveva finalmente preso la retta via, quella che tutti si aspettavano da lui, almeno tutti quelli che gli volevano realmente bene, ma che infondo non gli apparteneva.

Jacob aveva sempre sostenuto che se le persone nascono quadrate, non possono morire rotonde, che non sempre si può vedere del pulito dove invece regna lo sporco, che a volte le vicende della vita ti portano ad essere ciò che sei realmente ed era questo che ripeteva sempre alla sua amica Jane, l’unica donna che non avrebbe mai fatto soffrire, l’unica donna che le era stata solo amica, la sua unica vera amica. Probabilmente per lui era molto di più, era come una sorella e si incazzava per ogni volta che la vedeva soffrire per uno stronzo di turno, perché ne conosceva benissimo la categoria, anche lui ne aveva fatto parte ed ormai sapeva riconoscerne uno anche lontano un miglio, era come un cane da tartufo in questo, ne riconosceva la puzza a chilometri e chilometri di distanza. Sapeva che stava male ed era infastidito nel vederla continuamente soffrire, forse anche perché ogni volta che gli parlava lui si ritrovava nei comportamenti di uno dei suoi nuovi amori e tutto ciò lo faceva sempre di più desiderare di tornare ad essere ciò che era, o forse perché nei suoi occhi sgranati cercava speranze, speranze che non poteva darle, sapeva benissimo che un figlio di puttana non può cambiare, neanche se lo vuole, che comunque resta tale e che prima o poi sarebbe ritornato alle origini. Il suo telefono continuava a squillare, era lei, e lui continuava a non risponderle. Non poteva illuderla. Le avrebbe detto che la sua ostinazione nel vedere il bello negli altri anche dove il bello non c’era doveva svanire, proprio come l’idea che bastava levigare la pietra per renderla liscia, poteva esserci chi invece volesse restare ruvido sia dentro che fuori, semplicemente un pezzo di merda, come lo era stato lui e come con i suoi occhi vedeva Adam e probabilmente lo invidiava anche, per il semplice motivo che era ciò che voleva essere lui. L’unica cosa che non tollerava era che facesse penare la sua Jane, per questo gli avrebbe spaccato la faccia.

Si infilò la tuta blu da lavoro, le scarpe antiinfortunistiche e nonostante il vapore acqueo si fosse dissolto Jacob continuava ad avere una visione appannata di sé, riflessa nel suo specchio rotondo dalla cornice di plastica bianca ormai ingiallita ai bordi, che aveva perso lo smalto un po’ come lui. Lui non voleva essere la bella persona a modo che era diventato, non voleva passare le sue notti in un cantiere in mezzo al fango, voleva passare le serate in discoteca, ubriacarsi e ritrovarsi a letto ogni sera con una donna diversa della quale neanche conosceva il nome. Voleva tornare ai suoi tempi d’oro in cui quando entrava in un locale tutti lo salutavano, lo rispettavano, lo temevano, i tempi in cui si sentiva veramente qualcuno. Parlare con Jane invece l’avrebbe fatto rendere conto di cosa fosse giusto e cosa invece sbagliato fare, era come parlare con un grillo parlante pur senza raccontarle niente. Non aveva voglia dei suoi buoni consigli, non aveva voglia di essere fermato, non aveva voglia di niente se non di ritrovare il suo carisma, il suo smalto perduto. Lei aveva scelto di andarsene per migliorare la sua vita, di uscire dal borgo esplorando una grande metropoli, lei aveva avuto il coraggio di dare una svolta alla sua esistenza, di non accontentarsi, di cambiare il suo destino, a lui andava bene essere un leader di “paese, leader di se stesso, ed era questo ciò che voleva tornare ad essere. Non più «Hai visto com’è cambiato Jacob? E chi l’avrebbe mai detto» voleva tornare a sentirsi dire «Guarda c’è Jacob! Chiediamogli se ci imbuca alla festa di stasera» tornare a vendere “roba”, ad avere ogni femmina che voleva solo con uno schiocco di dita. Semplicemente un puttaniere temuto per la sua cattiva reputazione.

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