Pre – (CARIA) – to

Il precariato funziona un po’ come il mal di denti, esattamente come una carie.

Inizialmente il dolore è lieve, ma poi col tempo si rende sempre più intenso,

finché non si sente il bisogno di farne a meno.

I primi anni in cui si entra nel mondo del lavoro passando da un’azienda all’altra si possiede quella fervida speranza

di aver raggiunto un traguardo dal quale trarre soddisfazioni, ma pian piano, col tempo quella speranza si affievolisce

e ci si rende conto che più che un traguardo altro non è che un punto d’inizio, ogni volta un nuovo gradino,

ma sempre il primo della solita scala, una scala che sembra non finire mai.

Ci si domanda sempre più spesso come mai sempre più frequentemente i giovani abbandonino la ricerca di un lavoro

ritrovandosi ormai “troppo cresciuti” ancora tra le mura della casa d’infanzia.

La verità è che il precariato stronca.

Ed invece di portarti avanti ti conduce indietro.

Interiormente retrocedi, mentre giorno dopo giorno quella carie diventa sempre più invasiva, sempre più incisiva.

I mesi passano e di anni non ne hai più venti, le opportunità si riducono, ed i contratti si restringono.

Conosci il metro quadrato di ogni locale, hai vissuto le tue pause pranzo tra gli scaffali impolverati di ogni magazzino,

hai tenuto in testa segreti di numerose aziende, ed in tasca più chiavi di quante ne possiedi,

che hanno aperto porte, su porte, su porte, ma mai quel portone di cui tutti parlano.

precari lunaticreatorLa grinta che possedevi si trasforma in rabbia per poi diventare stanchezza.

Convivi con un peso sullo stomaco che appesantisce la tua anima e ti conduce alla rassegnazione che la tua vita sarà

sempre così, semplicemente la vita di una pallina da flipper,

scaraventato da una parte all’altra della strada, da un marchio all’altro.

Finché attendi che qualcosa accada bella o brutta che sia in quella tua personalissima guerra nel trovare una posizione

stabile all’interno della società, nell’attribuire un nome definitivo alla voce mansione nella tua carta d’identità.

Mentre aspetti il verdetto vivi momenti di incomprensione, in cui nessuno sembra capirti,

momenti di solitudine, in cui nessuno sembra esserci,

momenti di smarrimento, in cui ti senti diverso dagli altri.

La carie diventa sempre più profonda, a volte il dolore si allevia e suscita l’illusione che sia sparita ed almeno per un

periodo è così, ma quando un contratto scade torna a farsi sentire anche più forte di prima, sembra proprio che non ci

sia un termine a quel fastidio che diventa un tormento e si trasforma in tortura per ogni volta che ricomincia,

soprattutto durante l’intervallo che intercorre tra un lavoro e l’altro, quel frangente che da precario ti porta ad essere

disoccupato ed è una corsa contro il tempo che non vede l’ora di raggiungere la parola fine,

estirpando quel male sociale che ti sta divorando, quella carie che purtroppo a volte fa sfiorare la pazzia.

Difficile far quadrare i conti e tante le rinunce per chi ha per convivente quest’ospite indesiderata

che non vedi il momento di togliere,

ma che non sai se e quando accadrà.

A volte ti abitui all’idea che non finirà mai, specialmente quando inspiegabilmente ti respingono

senza neanche darti l’opportunità di mostrare quanto vali,

troppo grande, troppo giovane, troppa esperienza, poca esperienza, troppo istruito, poco istruito,

c’è sempre un tarlo che scava all’interno di quella carie ormai radicata.

Quel precariato altro non è che un dente cariato che non riesci a curare.

stalio e olio lunaticreator

 

 

 

 

 

 

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