La doppia faccia della medaglia – Essere -

Lo sono. Lo sento. Quando indosso i miei “tacchi” da calcio sono tutto ciò che ho sempre voluto essere, è il mio sogno che prende vita. E’ questo il momento della giornata che preferisco, quando appendo al chiodo le mie scarpe da ufficio e con soddisfazione calzo quelle da gioco, quelle che al chiodo non ho mai appeso, e che non appenderò mai. Quelle che mi ricordano che il pallone è il mio amante preferito, l’unico con cui tradisco mio marito. Quelle che mi ricordano l’adrenalina, le sfide, le speranze, le vittorie. Quando tiro quel pallone ho lo stesso entusiasmo di quando da bambina, attendevo alla finestra mio padre rientrare da lavoro per giocare insieme. Nonostante fosse esausto non si dimenticava mai di nutrire la mia più grande emozione. Mio padre, che è da sempre il mio più grande fan. Lo stesso che mi viziava preparandomi la borsa per le trasferte, così tanto da non sapere come si facesse quando mi sono trasferita. Mio padre, che quando gioco comprende che sono felice, e che forse l’aveva già capito anche prima di me, che non era solo un gioco, ma tutta la mia passione. Con la mia maglia, e ne ho cambiate diverse, sono chi voglio essere. Un capitano, che come il “pupone” romano porta con determinazione e leggerezza la squadra al trionfo. tacco-calcio lunaticreatorSono una donna che ha scelto di battere quell’avversario chiamato pregiudizio, una donna che quotidianamente da prova di saper indossare con femminilità un paio di calzoncini, una donna che quando percorre quel campo verde, dentro si esalta ancora esattamente come quando era bambina, una donna che ha scelto di trarne il suo più grande guadagno, non quello economico, ma quello personale. Non gioco per soldi, gioco per divertirmi. Svaniscono tensione e problemi, è la mia medicina preferita, quella a cui non so rinunciare. Pure in giornate grigie tutto riprende colore. Vento, pioggia, freddo, quella mia maglia ne ha viste tante, ma dentro di me brillava sempre il sole. Proprio come adesso. Eccomi qui, sto correndo e chi mi guarda dagli spalti sembra percepire la mia grinta, la mia gioia. Miro dritto, ho fatto goal. La folla esulta e le mie compagne cantando, mi innalzano sopra le loro teste. Le conosco, già so che continueranno negli spogliatoi, quelli in cui ridiamo, ci confrontiamo e ci incoraggiamo. Questo è sport. Questa è vita. Questo è essere.

Quando la stringo forte tra le mani riconosco che è la mia soddisfazione più grande. E’ colei che non mi ha mai tradito e che sono certo non mi tradirà mai. E’ quella che mi ha affascinato dal primo istante in cui l’ho vista, vestita di quel nero elegante, quella per cui ho lottato con tenacia per averla e che con costanza mi impegno per renderle onore. Probabilmente colei che mi ha rapito il cuore, che è riuscita a farmi sentire le famose “farfalle” nello stomaco, quella confidente a cui non devo dire niente perché già sa come mi sento. Colei che mi ricorda chi sono. E’ la mia cintura nera. Mi portò mio padre la prima volta in una palestra del paese da cui provengo, inizialmente non mi entusiasmò molto, ero piccolo e forse non capivo pienamente, ma ricordo perfettamente che l’imprinting l’ho avuto proprio in tenera età guardando un film di Bruce Lee. Più lo guardavo più desideravo essere forte e valoroso come lui. Quei movimenti precisi e rapidi, quel senso di controllo e quella forza costante, non sapevo da dove la prendesse, l’unica cosa di cui ero sicuro è che volevo averla anch’io. Probabilmente fu la mia fantasia di bambino a farmi credere che tutta quella carica di energia positiva e autorevolezza provenisse da quella cinta scura che gli legava la vita. Era come la sua linfa vitale e mi misi in testa che doveva essere mia. Mio padre ci riprovò e la seconda volta non so neanch’io spiegarmi il perché, ma fui rapito dalle arti marziali. Rivedevo nella bravura di quell’insegnante tutta la classe di quello che era il mio mito. E decisi di diventare anch’io quello che oggi sono: un maestro di umanità e giustizia. Attraverso la mia passione sportiva trasmetto ai miei allievi valori importanti e fondamentali come il rispetto e la lealtà, così che ogni volta che mettono al collo una nuova medaglia, che vincono un nuovo incontro, salgano sul podio portando non solo il pensiero della loro esultazione, ma anche nel cuore i principi di questa disciplina affinché abbiano un carattere nobile. Ogni sera, conclusi gli allenamenti mi guardo allo specchio di quella mia semplice, ma significativa palestra, e ogni sera mi domando se sono riuscito nella mia missione, ovvero quella di essere una maestro a disposizione di tutti senza distinzione di razze o di sesso, incoraggiandoli a migliorare, a possedere la concentrazione di non perdere mai di vista i propri obiettivi perseguendoli con determinazione e mostrando i sacrifici ed il sudore come la chiave della vera vittoria. Quando poi giornalmente mi soffermo sui sorrisi di quelli che sono i miei ragazzi, anche quel mio specchio mi sorride, perché capisce che tutti i miei buoni propositi si riflettono in loro. black_belt lunaticreatorEd io, ogni volta, sono fiero di cingere il mio corpo con quella cintura nera che mi ha permesso di essere come io vorrei.

 

 

 

One thought on “La doppia faccia della medaglia – Essere -

  • 9 novembre 2016 at 11:24
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    ❤️️❤️️❤️️… straordinaria… emozionante

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