Il Limbo

Quante volte fin da piccola ho sentito le persone dire di vivere in un LIMBO,

“Sarà sicuramente un posto spaventoso” pensavo dentro di me “Un luogo oscuro”

tutti quelli che ne parlavano sembravano esser velati da una tristezza grigia, indelebile. Non avrei mai voluto scoprirlo… ed invece, a quasi trent’anni mi trovo a naufragarci in mezzo.

Alcuni di quei volti li ho ritrovati, sono i così detti volti “storici”. Hanno sempre la stessa aria spenta, smarrita, ormai rassegnati nel percorrere una strada alla quale si sono pure abituati, e dopo anni possiedono il timore di uscirne, semplicemente perché non saprebbero come affrontare qualcosa di diverso, hanno paura di rischiare. Poi ci sono i “novellini”, quelli che hanno lo sguardo spaventato, che si rannicchiano in un angolo perché non gli piace quello che vedono, quello che sentono, è solo grigiore e tormenti, ma per quanto tempo la vita abbia deciso di renderli parte integrante di questo percorso prima o poi dovranno accettarlo, e prima lo faranno meglio affronteranno quella sensazione di instabilità. Infine, esistono lunaticreator lucequelli che “sperano”, io rientro in questa categoria. La categoria di coloro che hanno ben chiara la loro posizione, che continuano a camminare, a camminare, a camminare, a camminare senza mai fermarsi, perché se si fermano rischiano di lasciarsi vivere dalla vita, praticamente morendo con una perenne immagine cupa dentro di loro. Non possono concedersi il lusso di sedersi neppure qualora fossero stanchi e quante volte avrebbero desiderato farlo, tipo “staffetta” poter dire col fiatone a qualcun altro: «Prendi tu la staffa e corri almeno per un po’ al posto mio» ma a chi dirlo se intorno a te non c’è nessuno, se le uniche persone che vedi passarti affianco sono nella tua stessa situazione ed altre pure peggio, perché quella luce in fondo alla via hanno anche smesso di vederla. Ed è questo ciò che ti mantiene in piedi più di ogni altra cosa, la speranza di non fare quella loro stessa fine.

Desideri non spegnerti pure se il Sistema ti pone nella condizione di farlo, desideri non piegarti pure se il Mondo vorrebbe vederti steso al suolo.

Resti semplicemente in silenzio, perché tanto quando vivi nel LIMBO non occorre che tu dica niente, sembra quasi che tu ce l’abbia scritto in fronte e sono gli altri a farti domande, domande alle quali non vorresti mai rispondere tipo «Come stai?» con toni di falsa preoccupazione, a cui seguono frasi di circostanza. Chi non ne fa parte non sa cosa si prova e neanche vuole saperlo, è per questo che ti evita quasi come se tu avessi la malattia più incurabile, per la quale non è ancora stata scoperta una medicina, ed alla fine è così. Per quanto ogni giorno la scienza si sforzi nella ricerca c’è una cosa per cui non troverà mai cura e chi come me la vive lo sa benissimo. C’è chi ci nuota perché non riesce a trovar lavoro, chi perché ha avuto una delusione d’amore, chi perché non vede realizzati i propri sogni, chi per una malattia e chi per altri motivi, ma il male comune è sempre lo stesso:

la sofferenza.

La cosa più brutta è che non puoi decidere quando finirà, puoi solo impegnarti affinché finisca il più in fretta possibile. Affinché tutto quel dolore che avverti sfoci in una gioia inesauribile, perché

non può piovere per sempre, o almeno non sempre sul bagnato…

Ho sempre pensato che la sofferenza da qualunque natura essa sia prodotta deve comunque essere annientata o per lo meno alleggerita. Da soli è dura riuscirci, praticamente impossibile, è per questo che sulla Terra siamo in tanti, per tenerci tutti per mano, un po’ come l’idea del Mondo che si aveva da bambini, ma l’innocenza crescendo appassisce ed i buoni sentimenti lasciano il posto a cattivi pensieri. L’amore si fa da parte e lascia spazio all’odio. Basterebbe un abbraccio, un bacio, una carezza, un sorriso, una parola spesa bene e perché no? Anche una serata passata a guardare le stelle in compagnia di qualcuno che non si vergogni di manifestarci il proprio affetto, di qualcuno che non ha mai visitato quel LIMBO, oppure che ne è uscito e conosce quel dolore. Che ci tenga stretti, che ci rassicuri che tutto andrà per il verso giusto. Ognuno di noi poveri naufraghi si meriterebbe di vivere un’emozione del genere, ma la stupidità dell’uomo è superiore ad ogni intenzione e così, chi potrebbe aiutarti scappa, regalandoti solo sbiaditi silenzi e non curata distanza, praticamente indifferenza. Tutto ciò aggrava solo il tuo stato d’animo, tu che non sei così insensibile di fronte ai tuoi “compagni” di viaggio e spesso ti appeni anche per loro, specie per i nuovi arrivati, perché sai che quelle stelle dovranno imparare ad osservarle da soli, a raccogliersi da soli in quel bisognoso amplesso, vorresti fare qualcosa, ma non hai la possibilità di fare nulla e tutto ciò ti fa sentire dannatamente impotente, dannatamente inutile. E capisci, contrariamente a quanto in tanti sostengono, che Nessuno Si Salva Da Solo!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>