Beauty in the mirror lo specchio dell’umiltà

Aveva letto su Facebook che secondo una scoperta scientifica americana di uno di quei tanti professori dal nome composto e difficile da pronunciare, che quello era il giorno più triste dell’anno, beh a Jane gliel’avevano sicuramente “mandata”. Non bastavano i pensieri che aveva a non farla dormire adesso ci si metteva pure la sorte, che per ironia le aveva fatto guastare il cellulare. A chiunque poteva cadere, ma comunque continuare a funzionare, no, a lei si era rotto, completamente morto. Era il suo principale mezzo di comunicazione, così era irraggiungibile per chiunque, ma soprattutto non avrebbe avuto modo di avere contatti con Adam, se non era letteralmente nel panico poco ci mancava. Per di più chissà quale era stato il danno e quanto tempo e quanto denaro occorreva per ripararlo, proprio adesso che la sua posizione non le permetteva di spendere soldi inutilmente, ogni singolo centesimo aveva la sua importanza. Ma nonostante tutto Jane si fece coraggio, accese il computer e continuò nella sua assidua ricerca di lavoro. Erano quasi le due di notte ed era lunedì, a quell’ora le persone solitamente dormono, eppure ce n’era uno che non dormiva, quello era Brandon.

Brandon lavorava al banco macelleria di un supermercato di una città a sud del paese. Aveva conosciuto Jane tramite sua sorella Xena la cui amicizia era nata in ambito lavorativo, avevano entrambe lavorato per la stessa azienda per un periodo come hostess in giro per il paese per una compagnia di prodotti alimentari, spostandosi da nord a sud, e nonostante poi avessero preso strade diverse non avevano smesso di restare in contatto. Jane aveva lanciato un tweet che era stato postato in automatico anche sul suo profilo Facebook aveva scritto:

“Giornata di merda! … Ma io ci rido su… o almeno ci provo”

a gli occhi di Brandon non passò di certo inosservato il suo stato d’animo e senza pensarci un secondo di più la contattò. Aveva sempre avuto un debole per lei, fra i suoi corteggiatori era da sempre il suo preferito, l’unico che fosse riuscito per un attimo a distogliere la sua attenzione da Adam. Gli raccontò cosa le fosse successo, e gli ultimi sviluppi della sua vita, Brandon l’ascoltava come sempre interessato e preoccupato, riuscire a farla sorridere anche solo tramite un social network lo faceva sentire bene, lo faceva sentire utile. Lei aveva ascoltato i suoi lamenti per numerose notti, entrambi avevano un punto in comune: l’insonnia. Ed era proprio ciò che li aveva uniti così tanto, che li aveva portati a conoscersi così bene seppur solo tramite telefonate o messaggi, ma prima o poi si sarebbero rivisti e questo lo sapevano entrambi. Conversando finirono col ridere, è vero Jane aveva i suoi pensieri, ma parlare con Brandon era un po’ come parlare con Jacob per lei, anche se lui era molto più delicato e fine nei modi, in realtà di Jacob non aveva niente, ne era l’opposto. Brandon era alto, biondo e con gli occhi chiari, un po’ si somigliavano, e come Jane aveva un cuore nobile sempre pronto ad aiutare gli altri spesso a suo discapito. Erano quasi le quattro di notte fra poche ore Jane avrebbe dovuto svegliarsi per risolvere il “problema” del suo telefonino, mentre Brandon avrebbe dovuto timbrare il cartellino di quello che era il suo lavoro ormai da sette anni, un lavoro che amava, per il quale possedeva una qualifica, ma ciò che non lo rendeva soddisfatto a pieno era il suo stipendio. Lavorava dieci ore al giorno e a volte pure di più e veniva pagato per quattro. Se le cose al nord non andavano bene al sud era anche peggio. Jane avrebbe voluto aiutarlo, farlo salire per dargli una mano, ma come poteva farlo se in quel momento non riusciva neanche a badare a se stessa, tutto ciò la faceva sentire impotente, come sempre accadeva quando voleva adoperarsi per qualcuno, ma le mancavano i mezzi. Tutto ciò non lo sopportava, tutta colpa del “sistema”, di quel sistema dannatamente sbagliato che la tirava in causa così come accadeva a Natalie, a Violet, a Brandon e ad altri milioni di persone. Tutto sommato entrambi parlando dalle cose più serie a quelle più futili avevano risollevato i loro animi, ed anche se le ore di sonno che gli attendevano erano veramente poche non si sarebbero sentiti stanchi al loro risveglio. Si lasciarono con un «A presto. Buona notte. Un bacio.» Jane chiudendo il suo notebook si guardò nel suo specchio verticale e pensò che infondo “non tutti i mali vengono per nuocere” aveva momentaneamente perso la scatola che racchiudeva il suo mondo, contatti, messaggi, foto, ricordi, speranze, ma le aveva regalato il piacere di sentirsi coccolata dalla tenerezza di Brandon, ed in quel periodo era proprio ciò che le serviva, una buona dose di comprensione e dolcezza. Fece un mezzo sorriso e si infilò sotto le sue coperte rosse addormentandosi all’istante.

Prima di andare a dormire Brandon rimase a guardare l’immagine riflessa di se stesso allo specchio per più e più minuti. Lui era un narcisista nato, però non si faceva mai vanto dei suoi pregi, al contrario cercava sempre di correggere i suoi difetti e la magrezza era ciò che voleva migliorare. A tal proposito ogni sera andava in palestra e seguiva una dieta ferrea per accrescere la sua muscolatura, il suo tessuto muscolare si era sviluppato in lunghezza era veramente altissimo, quasi due metri, tanto è vero che il suo specchio dalla cornice bianca, intarsiata e ricca di ghirigori era posto quasi al limite del soffitto. lunaticreator beautyBrandon si guardava allo specchio ogni volta che poteva farlo, gli piaceva tantissimo, si piaceva tantissimo ed amava sentirsi dire quanto fosse bello e lo era veramente tantissimo. Le lusinghe lo rendevano più sicuro di sé, anche se la sua bellezza esteriore rispecchiava la sua bellezza interiore. Brandon era un uomo umile, che non si concedeva solo per sesso, ogni volta che sfiorava una donna lo faceva per amore. Era bellissimo, dolcissimo, buonissimo, praticamente perfetto. Eppure le donne che aveva incontrato l’avevano fatto tutte soffrire, si erano tutte soffermate a guardare soltanto il suo lato estetico, senza guardarlo nell’anima, non avevano avuto rispetto dei suoi sentimenti, anche su questo era simile a Jane. “Chi si somiglia si piglia” pensava spesso lui, ed una come lei l’aveva desirata da sempre, ma purtroppo poteva soltanto desiderarla. Brandon diceva che era come una fata, più unica che rara e già dal loro primo incontro si era perso nell’azzurro dei suoi occhi, per lui era stato come specchiarsi nel suo stesso specchio. Lei aveva visto la sua umiltà, quell’umiltà che solo il suo specchio gli aveva riconosciuto. Si abbracciò alla sua immagine ed il vetro freddo venne riscaldato dal calore del suo tenero cuore. Si distaccò, passò una mano tra i suoi capelli e sorrise, aver dialogato con lei l’aveva come sempre alleggerito e fatto stare bene. Si sdraiò e si addormentò con una mano sul petto sognando di tenerla stretta, fantasia che aveva da tempo.

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